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COS'E'.L'AUTISMO
L’Autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri (Baird et al., 2003; Berney, 2000; Szatmari, 2003). L’Autismo, pertanto, si configura come una disabilità “permanente” che accompagna il soggetto nel suo ciclo vitale, anche se le caratteristiche del deficit sociale assumono un’espressività variabile nel tempo. (Definizione di Autismo dalle Linee Guida SINPIA).
I numeri dell’autismo sono in costante aumento e oggi gli studi americani dell’Autism and Communications Disorder Center stimano che un bambino ogni 160 è affetto da DGS.
La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ha di recente redatto le “linee guida per l’autismo”, dove vengono confermati sia i criteri che gli strumenti per la diagnosi già utilizzati dall’American Psychiatric Association (APA 2002) e pubblicati nel DSM -IV-TR http://www.autism_society.org
I deficit che conducono a parlare di autismo sono:
Compromissione qualitativa dell'interazione sociale
La capacità di interagire con l’altro è solitamente compromessa: emozioni, interessi, attività e stili di comportamento propri del gruppo d’appartenenza, sono deficitari. Al bambino autistico spesso viene attribuito un’incapacità ad interessarsi a ciò che lo circonda e difficilmente attiva relazioni con i pari. Nel primo anno di vita, i comportamenti che indicano una compromissione qualitativa dell’interazione sociale sono: lo sguardo sfuggente, l’assenza di sorriso sociale, difficoltà a tenerlo in braccio e difficoltà nel richiamare la sua attenzione su un oggetto o su un evento interessante.
Fra il secondo ed il quinto anno di età, questo deficit è caratterizzato principalmente da comportamenti espliciti: tende ad isolarsi, non risponde al suo nome, non rende partecipe l’altro ad attività per lui interessanti e non partecipa alle attività degli altri, usando gli altri esclusivamente per soddisfare i propri bisogni.
La compromissione qualitativa dell’interazione sociale non si limita a considerare la presenza o l’assenza di un comportamento quanto il reale piacere di un soggetto di condividere con l’altro esperienze, affetti ed interessi.
Compromissione qualitativa della comunicazione
Per comunicazione qualitativamente compromessa si intende l’incapacità del bambino autistico di appropriarsi dei “codici” necessari alla comunicazione, intendendo sia il linguaggio verbale che quello non verbale (sguardo, gesti, posture, intonazione, pause ed atteggiamenti mimici).
Il deficit del padroneggiamento dei codici della comunicazione riguarda sia la capacità di comprensione dell’altro che la capacità d’espressione.
Quando il linguaggio è presente, viene utilizzato dall’individuo autistico solo per soddisfare i propri bisogni.
Molti utilizzano le parole-frase e non sono in grado di sviluppare ed articolare frasi complesse; altri, anche se in percentuale inferiore, articolano frasi anche complesse, ma non utilizzano quasi mai il linguaggio a scopo conversativo e spesso non sono in grado di capire i doppi sensi, le metafore, le battute e tutto ciò che è legato alla pragmatica del linguaggio.
Modalitá di comportamenti, interessi e attivitá ristretti, ripetitivi e stereotipati.
L´area del comportamento è solitamente il "campanello d´allarme" che dovrebbe insospettire noi genitori ed i pediatri.
Camminare sulle punte dei piedi, fare flapping con le mani, tappare le orecchie, aver paura di comuni rumori domestici come il phon o l´aspirapolvere, girare su se stesso, interessarsi per lunghi periodi a singoli oggetti o parti di essi, metterli in fila o far roteare oggetti estraniandosi dal contesto che li ospita, spesso sono sintomi da non sottovalutare.
A volte alcuni bambini mostrano tratti autolesionistici o aggressivi dovuti probabilmente ad un deficit sensoriale e di autistimolazione.
Vi sono vari livelli di autismo e varie sfumature di comportamento che rendono questi ragazzi tutti diversi tra loro e tutti bisognosi di approcci abilitativi mirati e personalizzati in base alle singole difficoltà e caratteristiche.




